Esercito e tasse

Particolare della colonna di Traiano. Museo della Civiltà romana, Roma, Italia.

Consapevole che il padre morendo gli aveva dato uno dei consigli più utili della sua vita, ovverosia di tenere le milizie sempre contente e a lui fedeli, cercò a parole di far capire che lui sarebbe stato l’imperatore dei soldati e con i fatti fece distribuire a ciascuno pretoriano una gratifica di 2.500 denarii.

Aumentò poi la paga dei legionari del 50%, da 500 a 750 denarii, e anche in proporzione a tutte le altre truppe dell’impero. Inoltre per ovviare l’inflazione aumentò anche le retribuzioni in generi di prima necessità.

Ripulì l’esercito di tutti i partigiani di Geta e di tutti coloro che avevano osato rimanere neutrali, fra cui il prefetto del pretorio Papiniano.

Temendo ribellioni dispose che nessuna provincia acquartierasse entro i propri confini più di due legioni: 24 legioni furono assegnate a coppie nei punti caldi, 9 in profondità e una fu dislocata in Italia.

Per accattivarsi il favore della plebe fece numerose elargizioni che, sommate a quelle fatte all’esercito, ben presto esaurirono il tesoro dello stato romano.

Per porre fronte a questa emergenza si fu costretti ad aumentare le tasse di manomissione e di successione, che colpivano principalmente le classi agiate, ad incrementare le prestazioni e le contribuzioni obbligatorie che divennero più moleste e frequenti ed ad attuare la riforma economica che prevedeva l’introduzione dell’antoniano: nominalmente di valore pari a due denari ma realmente del peso di 1,5 denari.