Iconografia
Di piccola statura, tendeva, secondo le fonti, a farsi raffigurare con il collo verso sinistra per più assomigliare al suo ideale Alessandro Magno.
Divenuto Augusto in giovanissima età, appena 10 anni, nelle prime raffigurazioni in ordine cronologico lo troviamo sia in busti laureati di Augusto fanciullo che in busti marmorei in forma di florido fanciullo ricciuto.
Fra le numerose raffigurazioni giunteci, indubbiamente diverse le une dalle altre, si nota però una derivazione da un archetipo co¬mune tipicamente ascrivibile al classicismo Severiano per via delle ampie superfici chiare e lisce morbidamente modellate, per le voluminose chiome con le ciocche ravvivate dal chiaroscuro e lavorate ciascuna in maniera indipendente.
Ritroviamo suoi busti in tutte le maggiori collezioni del mondo: dal Museo nazionale Romano ai Musei Vaticani, da Palazzo Pitti a Firenze alla Gliptoteca Ny Carlsberg a Copenaghen, dai Musei di Berlino al Louvre di Parigi, dal Prado di Madrid all’Hermitage di San Pietroburgo.
Di rilievo per aver una raffigurazione di Caracolla fanciullo sono un disco ligneo proveniente dall’Egitto che lo raffigura con la sua famiglia e un cammeo similare: folti ricci su cui è posta la corona dall’alloro.
All’età di 14 anni viene raffigurato nell’arco degli Argentari a Roma e nell’arco di Leptis Magna: viso pingue e lunghi capelli ricci.
A venti anni, con il conio del 208 compare con una corta barba che fornisce termine utile per datare tutta una serie di busti recanti pari caratteristiche: assenza dell’utilizzo del trapano per realizzare la barba corta ma compatta con riccioli poco voluminosi e anti decorativi secondo la moda del tempo, cranio massiccio e lineamenti pesanti realisticamente espressi.
All’inizio del suo regno invece datano i ritratti che segnano il ritorno del chiaro scuro come elemento decorativo per la chioma, l’espressività accentuata, per poi sfociare nella maschera cupa e violenta da tiranno con il collo in piena torsione di chiaro gusto ellenistico del busto conservato a Berlino.
Sono giunte numerose sue statue in vesti da faraone, oggi esposte al Cairo e a Filadelfia.
Ricopre scarso valore per la sua iconografia la testa colossale tipicamente provinciale esposta al Louvre di Parigi mentre una testa conservata al Metropolitan Museum di New York è estremamente interessante in quanto di produzione postuma e risalente, per i suoi peculiari tratti stilistici, al regno di Alessandro Severo che lo fece divinizzare.

