Settimio Severo
Di estrazione provinciale equestre, governò la Gallia Lugdunense e la Sicilia. Ebbe due mogli di cui la seconda, la siriana Giulia Domna che proveniva da un'antica e potente famiglia di sacerdoti di Emesa, rivestì un ruolo di primo piano nella sua vita e nella storia dell'Impero romano.
Ebbe la fortuna di trovarsi al posto giusto al momento giusto: nel 193, morto Pertinace, essendo il comandante militare dalla Pannonia dal 191 fu acclamato dalle milizie quale nuovo imperatore a Carnuntum. Si accordò con Clodio Albino, acclamato imperatore in Britannia e in Gallia e, copertesi le spalle in questo modo, scese in Italia per prendere il potere. Nel 194 sconfisse Pescennio Nigro, proclamato imperatore dalle legioni orientali, in una serie di battaglie in Asia Minore e Siria.
É da rimarcare che congedò le coorti dei pretoriani appena giunto in Italia in quanto non le riteneva affidabili dato che negli ultimi anni si erano vendute spesso al miglior offerente; le sostituì con uomini di massima fiducia prelevati dalle sue legioni. In questo modo spezzò la tradizione che vedeva i pretoriani costituiti esclusivamente da italici.
Nel 197 sconfisse Clodio Albino che aveva sperato di diventare unico imperatore.
Dal 197 al 202 fu impegnato in una campagna contro i Parti che avevano approfittato dei disordini interni all'Impero per compiere scorrerie all'interno dei confini. Saccheggiò Seleucia, Babilonia e Ctesifonte e creò una nuova provincia romana fra il Tigri e l'Eufrate denominata Mesopotamia e incentrata sulla fortezza di Nisibis.
Tornato in Italia celebrò il trionfo e si recò in nord Africa per abellire la sua città natale: Leptis Magna.
Dal 208 è nuovamente occupato in campagne militari contro i Caledoni e i Meati, ma nonostante le ripetute vittorie conseguite oltre il vallo antonino non riesce a trovare la vittoria definitiva e l'intera campagna si conclude con un nulla di fatto se escludiamo i numerosi restauri e ampliamenti effettuati alle fortificazioni della Britannia.
Nel 211 morì di morte naturale a Eboracum in Britannia.
Gli successero sul trono imperiale i figli Caracalla e Geta.

