Campagne militari e morte
Nel 213, dopo aver lasciato tutta la cancelleria imperiale nelle mani della madre, lasciò Roma per recarsi in rezia per bloccare sul nascere gli Alemanni che minacciavano gli Agri Decumates; il saliente fortificato che connetteva il limes danubiano con quello renano.
Caracalla li vinse nei pressi del Meno e poi li pagò per starsene quieti: con questo provvedimento, aspramente criticato dai contemporanei, ad un costo certamente inferiore ad una guerra allontanò per due decenni il pericolo germanico. Per di più riuscì a mettere gli uni contro gli altri i Vandali e i Marcomanni, azione diplomaticamente estremamente favorevole all’Impero.
Pacificata la frontiera occidentale, nel 214 iniziò a pensare a quella orientale: si offriva su un piatto d’argento la possibilità di infliggere il colpo decisivo al regno partico che non si era più ripreso da quanto gli aveva inferto Settimio Severo pochi anni prima.
Negli accampamenti sul Danubio, passò in rivista una grande armata preparata per la spedizione in Oriente, tra cui una fa¬lange di sessantamila uomini vestiti ed equipaggiati come i Macedoni del passato e si portò ad Antiochia e ad Alessandria dove, essendo stato accolto in maaniera poco rispettosa dalla popolazione, massacrò circa 20.000 cittadini e saccheggiò la città.
Tornato ad Antiochia, occupò il regno dell'Osroene, rifese di Emessa una colonia romana, catturò il re dell’Armenia ma non riuscì a sottometterne il paese.
Nel 216 invase la Media, devastandola, ma se ne dovette tornare al riparo dei confini della Mesopotamia.
L'8 aprile 217, mentre si recava a Carre, fu uc¬ciso dalla sua scorta, su istigazione del comandante Opellio Macrino.

